“Sono contento di essere qui - dice il romano - perché la prima volta che sono venuto in questo circolo ero davvero un bambino. Fa sempre piacere tornare: ci siamo sempre sentiti accolti nel migliore dei modi"
27 aprile 2026
Riparte dalla Sardegna la stagione su terra di Matteo Berrettini, pronto all’esordio nel Sardegna Open sui campi del Tennis Club Cagliari, contro l'americano Kypson. Un torneo scelto con un obiettivo chiaro: ritrovare continuità, condizione e fiducia dopo settimane di alti e bassi.
"Sono arrivato qui da qualche giorno, quindi mi sono già abituato alle condizioni”, ha spiegato Berrettini. “Sono contento di essere qui, perché la prima volta che sono venuto in questo circolo ero davvero un bambino. Fa sempre piacere tornare: ci siamo sempre sentiti accolti nel migliore dei modi. Sono felice di poter competere di nuovo, di giocare e cercare di ritrovare il mio miglior tennis, la mia miglior condizione fisica e mentale. Abbiamo pensato che questo fosse il posto giusto per farlo”.
Un legame speciale con Cagliari, che riporta alla memoria anche esperienze passate: “Sembra ieri, ma sono già passati cinque anni da quella settimana in doppio con mio fratello. Era stata una bellissima esperienza, con partite contro giocatori fortissimi. Speriamo di poter ritrovare un po’ di quell’energia e usarla per questa stagione”.
Dopo il terzo turno raggiunto a Monte-Carlo, Berrettini ha bisogno di maggiore fiducia: “Monte-Carlo mi ha lasciato la certezza di poter stare a quel livello, di poter giocare contro i migliori del mondo. Posso vincere e posso perdere, ma sento che quel livello mi appartiene. Allo stesso tempo, il tennis oggi è diventato complicatissimo: lo vediamo anche a Madrid, dove chiunque può fare una grande settimana. Devi stare sempre attento”.
La terra resta una superficie naturale per il gioco del romano: “Sono nato e cresciuto sulla terra, mi piace giocare qui. È una superficie più tattica, dove devi costruire di più e dove senti la fatica, la battaglia. Poi è chiaro che quando le condizioni sono più veloci, come ad esempio in altura, mi trovo ancora meglio, ma in generale mi sento a mio agio”. L’obiettivo, però, è immediato e concreto: ritrovare il ritmo partita. “Le prime partite sono sempre complicate, anche quando sei in forma. Non conosco bene il mio avversario, non ci siamo mai allenati insieme, quindi sarà una sfida difficile per tanti motivi. Sono qui per mettere minuti nelle gambe, per ritrovare sensazioni e anche per godermi l’atmosfera italiana, che mi è mancata e che è sempre speciale”.
Uno sguardo anche al circuito attuale, sempre più competitivo e ricco di giovani emergenti: “Ci sono tanti giocatori interessanti. Rafa Jodar mi ha colpito molto: mi sono allenato con lui a Marrakech e ha già una struttura di gioco completa, con grande concentrazione. Anche Arthur Fils mi ha impressionato per come è tornato dall’infortunio. E poi Francisco Cerundolo: ogni volta che mi alleno con lui resto sorpreso dal livello, credo possa fare un grande risultato presto”.
A Cagliari, però, il livello sarà comunque alto: “Ci sono tanti specialisti della terra, soprattutto sudamericani. Chi viene qui non lo fa per riempire una settimana, ma perché vuole davvero ottenere risultati. Tornei come questo sono molto importanti: possono darti fiducia e cambiare una stagione”. Infine, il tema del ranking e degli obiettivi, affrontato con la solita sincerità: “La classifica è una conseguenza di tante cose: continuità, risultati, partite giocate. So quello che valgo, ma accetto anche la mia posizione attuale, perché è il risultato di quello che ho fatto o non ho fatto. È uno stimolo per migliorare, ma non è il mio primo pensiero. Io gioco per dimostrare a me stesso che posso ancora fare bene, che posso divertirmi, che mi piace stare in campo, sudare e vincere partite”. E poi c’è il fattore emotivo, quello del pubblico italiano: “Il calore qui è una grande motivazione. L’ho sempre detto: giocare in Italia, in Davis o a Roma, è qualcosa di speciale. Sentire il pubblico così vicino ti dà qualcosa in più. Tornare qui, dove giocavo da bambino, è davvero emozionante”.